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Riprendiamoci la salute

14/04/2021 19:48

Roberto Suero

Sanità,

Riprendiamoci la salute

Sabato 27 Marzo, Piazza Italia, Perugia, ‘Riprendiamoci il diritto alla salute’

Sabato 27 Marzo, Piazza Italia, Perugia, ‘Riprendiamoci il diritto alla salute’: l’opposizione sociale in una bella piazza, che gremita e combattiva, esce dall'isolamento. Una piazza unita risponde alla chiamata dei gruppi organizzatori, tra i quali Perugia Solidale, Marsciano Solidale, Spesa Solidale Trasimeno, Coordinamento per la sanità Pubblica Umbia, Terni Solidale, Comitato per la Tutela Ambientale della Conca Eugubina, Fronte delle Gioventù Comunista Umbria ed altre realtà conflittuali.

Anche noi, del Partito Comunista Italiano, abbiamo aderito con convinzione ed eravamo presenti.  Oltre al PCI, hanno partecipato altre realtà: alcuni sindacati, altri movimenti politici come PAP, PRC, PCdL e non politici come l’autoradio.

Si è trattata di una piazza di protesta che al grido “SALUTE, LAVORO, ISTRUZIONE: FACCIAMO PAGARE LA CRISI AI PADRONI” ha manifestato contro la gestione della crisi a livello regionale e nazionale. Una gestione, non basata sulla salute delle persone, ma sulle esigenze capitalistiche e consumistiche che, come in ogni campo, cercano di ottenere guadagni e benefici economici, anche mettendo in conto gli effetti collaterali: disagio delle classi più deboli ed esposte, un certo numero di decessi e la perdita del lavoro.

Negli ultimi 10 anni alla sanità pubblica sono stati sottratti “qualcosa tipo” 37 miliardi, sono stati ridotti circa 46.000 operatori tra medici e infermieri e più di 28.000 posti letto negli ospedali pubblici, con un chiro e continuo spostamento della spesa verso la gestione privata della sanità.  Una logica basata sui guadagni e non sull’efficacia del servizio.

 Nella nostra regione abbiamo avuto (dati di metà Febbraio 2021) nella seconda ondata di pandemia, una crescita del tasso di contagio di 15 volte (+ 1500%) superiore rispetto alla prima. Anche il tasso di moralità, segue lo stesso trend, di 9 volte superiore (+900%), dati in controtendenza con quelli nazionali, pari a 7,6 (+763%) del tasso di contagio e 0,61% (+61%) del tasso di mortalità. Quindi nella nostra regione, la gestione sanitaria della destra, che ha dato un’accelerazione al processo di privatizzazione, ha prodotto esiti molto peggiori di quelli, pure negativi, prodotti a livello nazionale.

Le logiche proprietarie e aziendalistiche, avviate già negli anni ’90, hanno creato le condizioni per gestire in modo profittevole, “il bene comune sanità”.

I limiti di questa gestione sono ben evidenziati in alcune realtà regionali a grande spinta privatistica. 

Nella Regione Umbria la crisi sanitaria ha dei responsabili ben precisi, ovvero tutte le amministrazioni sia di centrosinistra prima e di centrodestra poi, che hanno operato tutte, sebbene con differente velocità, verso la stessa dirazione, applicando tagli o gestendo in maniera clientelare e proprietaria la sanità pubblica regionale.

 A pagare il conto sono tutti i cittadini e per una semplice logica matematica, a subire il maggiore impatto negativo, sono le fasce più deboli ovvero gli anziani soli, i malati cronici, i disabili, i disoccupati, i lavoratori precari, gli studenti delle classi popolari, il piccolo commercio, le classi disagiate e le classi con maggiori privazioni. In poche parole le fasce di popolazione che le amministrazioni ed i goveni centrali non hanno tutelato adeguatamente

In piazza si sono alternati al microfono alcuni rappresentanti di queste classi, portando una testimonianza diretta di questo “costo sociale”. Tanti gli interventi delle compagne e dei compagni, tanti i temi e le problematiche trattate: stop alla sanità-azienda, tamponi e vaccini di massa, stabilizzazione del personale sanitario, stop alle devastazioni ambientali e misure concrete per scuola, trasporti e welfare.

In opposizione a tutto questo, nel periodo di pandemia, si sono adottate politiche che appaiono avere come obiettivo quello di garantire le esigenze della grande economia: infatti alcune grandi imprese sono riuscite a manenere o aumentare i propri fatturati, in particolare, le catene della grande distribuzione, della logistica e del commercio On Line. 

Altro elemento assurdo consiste nella limitazione delle libertà personali: è vietato visitare amici e parenti ma se ti muovi per lavoro, puoi andare dovunque, in pratica puoi accettare il rischio di diffondere la pandemia ma solo se lo fai per lavoro.

L’ultima considerazione riguarda l’opportintà di continuare a mantenere 20 sistemi sanitari differenti, gestititi da 20 “statarelli” pseudoautonomi. La pandemia ha messo in risalto l’inadeguatezza di tale struttura. 

Il Partito Comunista Italiano è fermamente convinto che la sanità debba tornare sotto il controllo statale e che non possa più essere gestita a livello regionale. 

Piazze come quella del 27 Marzo, che hanno visto la partecipazione di tante realtà differenti, dimostrano che è possibile costruire un unico ed unito fronte di opposizione. Una radicale opposizione alle logiche del profitto, del consumo e del capitale, per ostacolare e possibilmente fermare le azioni incontrollate, tracotanti e presuntuose di nuovo imperante tardocapitalismo.

 

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