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Agricoltura 4.0 : Perseguire il futuro, con un sano e radicale ritorno al passato!

20/04/2021 00:03

Leonardo Caponi

Agricoltura e territorio,

Agricoltura 4.0 : Perseguire il futuro, con un sano e radicale ritorno al passato!

I dati ISTAT-Agricoltura,  relativi ai volumi di produzione, alle principali tipologie di coltura ed allevamento, alla tipologia di imprenditoria

 

            I dati ISTAT-Agricoltura,  relativi ai volumi di produzione, alle principali tipologie di coltura ed allevamento, alla tipologia di imprenditoria, alla occupazione diretta ed indiretta, non tralasciando l'indotto esteso alle componenti di trasformazione agroalimentare, trasporti servizi ecc. forniscono un presupposto inequivocabile per affermare quanto questo settore sia determinante alla produzione di valore e reddito  e contemporaneamente come il nostro Paese non possa prescindere da una seria e strutturata strategia volta alla sua valorizzazione e rilancio. L'analisi dinamica nell'ultimo arco temporale, evidenzia per contro, quanto sia stata inappropriata e socialmente controproducente, la massimizzazione dei profitti, intrapresa noncuranti della devastazione dei territori, con uso abnorme di pesticidi, ancorché le norme europee non solo lo vietino, bensì abbiano dedicato consistenti incentivi alla produzione biologica.

            La oligarchia dei mercati, colpevolmente sopportata o addirittura favorita, la ricerca di qualunque utile nei passaggi intermedi, le infiltrazioni di vario tipo, la introduzione incentivata delle colture monofite, ennesimo beneficio ai latifondi e non agli agricoltori, che sta distruggendo ogni biodiversità ed intacca l'ambiente con gravi ripercussioni sulla salute, hanno dato l'ulteriore colpo di grazia. Non serviva certo il COVID purtroppo, a mettere a nudo un modello di sviluppo e di vita destinato al sicuro fallimento.

            Aver abbracciato ad occhi chiusi la via del consumismo e della grande produzione per offrire tutto e sempre, non è il rimedio ma solo la scusa per presentare la falsa immagine di una agricoltura non remunerativa, se non praticata in maniera massiva e industriale. Si tratta di una affermazione ipocrita che parte da dati artificiosamente costruiti. Si abbia invece il coraggio di sostenere, senza giri di parole, che l'agricoltura oggi deve essere praticata solo nella maniera in cui soddisfa o si sottomette alle condizioni imposte dal consumismo e dal potere economico. La società dei capitali e quella delle infiltrazioni hanno sottratto  gestione e controllo della produzione e del mercato agricolo allo Stato, legittimo tutore, determinando le scelte, i prezzi e le remunerazioni dei diversi attori, ovviamente con l'esercizio di potere coercitivo verso i più deboli.

            La nostra origine, i nostri valori etici, la nostra storia, la consapevolezza del nostro potenziale e delle nostre professionalità, l’effetto della pandemia dal quale deve scaturire una visione più concreta ed etica del futuro, ci insegnano che possiamo, anzi dobbiamo rivalutare questo settore,  depurarlo dalle contaminazioni anzidette, riportarlo sotto il corretto orientamento e controllo pubblico, per ridargli la forza di soddisfare al meglio il suo ruolo, rispondere ad esigenze di economia e occupazione diffusa, specialmente giovane e fornire alternativa valida di sviluppo sostenibile e benessere sociale.

            Non ci sarà nessun nuovo orientamento “green” senza fissare pochi ma lapidari punti fermi: produrre secondo le potenzialità naturali del suolo, prelevare il disponibile e non sfruttare fino alla distruzione, maturare una coscienza ed una educazione nuove, abbandonare l’ipocrisia di gettare via invendute, tonnellate di prodotti alimentari, purché gli scaffali siano sempre pieni.

            Stante questi presupposti i comunisti ritengono imprescindibile l'assunzione di una posizione politica  radicale che ristabilisca in primo luogo i ruoli, fornisca orientamenti coerenti con gli obiettivi primari di tutela, salvaguardia e valorizzazione del territorio, favorisca  pratiche biologiche e non distruttive dell'ambiente e promuova iniziative imprenditoriali a matrice occupazionale e non finanziaria. Tutto questo  all'interno di piani di sviluppo che sappiano interpretare coerentemente gli indirizzi primari, traducendoli e capitalizzandoli nelle misure che meglio sappiano cogliere le potenzialità integrate dei singoli territori che seppure differenti tra loro, compongono il patrimonio di questo Paese. I comunisti vogliono che lo Stato si riappropri del ruolo esclusivo di decidere come utilizzare al meglio, a beneficio di tutti e non di qualcuno, il territorio del quale è garante.       Vogliono che lo custodisca, lo salvaguardi e  lo restituisca alle future generazioni,  migliore di come ce lo hanno affidato. Vogliono estrarre reddito dal territorio in maniera sana, rispettosa, fautrice di occupazione e sviluppo rinnovabile, utilizzandolo, sottolineiamo utilizzandolo, non sfruttandolo, per la sua capacità naturale di dare, di mantenersi e di rinnovarsi.

            Oggi, lo Stato  ha decisamente perso il suo ruolo  e manca di questa visione!

            Lo Stato non mostra alcun segnale di un orientamento diverso, che provi a d opporsi  alla dipendenza globale dal consumismo, giustificando la chimica e la tecnologia, non più come braccia della mente pensante, ma sempre più come sue alternative. Il futuro non può andare solo in una direzione, anche e soprattutto alla luce di parametri che per troppo tempo sono stati scientemente ignorati : clima, desertificazione, calo drastico delle risorse essenziali ed aumento demografico, specialmente nei Paesi meno industrializzati e più poveri,  perché così  ha fatto comodo che venissero lasciati.

            I comunisti rivendicano allora un modello di sviluppo diverso, meno invasivo, fondato sul disponibile e non su quanto si possa sottrarre, all’interno di un criterio rispettoso e conservativo. In questa visione di futuro, che ritengono ormai l’unica, la risorsa terra è d'obbligo per una società di esseri umani e non di capitali. Un modello da attuare sotto tutte le forme, dirette ed indotte, che rispetti i principi anzidetti, capitalizzando inoltre in termini di benessere sociale, ogni effetto e beneficio. Agricoltura come attività circolare su un bene sufficiente ma limitato e delicato:  produrre il necessario con piani personalizzati che colgano le peculiarità dei territori,  imprenditoria vera, e non di società altrimenti finalizzate, attività a sostegno di iniziative di giovani, singoli o consociati, promosse con progetti agro economici sostenibili e concreti. Una decisa scelta di qualità e non di quantità, che recuperi, promuova e mantenga i prodotti tipici e le eccellenze che solo in questo Paese si possono vantare.

            Alla base, il nuovo ruolo che lo Stato deve rifare suo, perché ad una buona attività di settore non possono mancare quelle di supporto, di controllo e di promozione : supporto normativo, formativo e finanziario, da esplicare con norme precise e finalizzate ad una nuova visione del settore, norme chiare, semplici, depurate a monte da inutili orpelli burocratici; supporto che preveda azioni formative efficaci, a vari livelli e su tutte le tematiche, agronomiche, amministrative e gestionali. Supporto infine da esplicare nella ricerca e nella messa a disposizione del contributo economico derivante da bandi nazionali e comunitari, ovvero attraverso la agevolazione dell'accesso al credito. Soltanto lo Stato può e deve riguadagnare, il ruolo che  gli attribuiamo, esplicandolo nella titolarità del controllo del settore agricolo con la garanzia del suo migliore esercizio. È un ruolo da recuperare su diversi fronti, territoriale, ambientale, sanitario, amministrativo. Ciascuno presenta criticità marcate le quali, ove non rimosse, inquinano l'attività degli attori e rendono vana qualunque sana iniziativa promossa per riguadagnare i diversi benefici, primo tra tutti quello occupazionale che potrebbe derivare da un efficace pianificazione strategica e gestito dentro un pubblico sistema di controllo, protezione e garanzia.

            Ultima e più incisiva matrice da ricondurre al ruolo del Soggetto Pubblico, è il mercato. È inutile negarci che quello che comunemente viene definito  libero mercato, in realtà è l'espressione del potere di pochi che ne reggono le redini. Nessun processo virtuoso potrà trovare finalizzazione se il segmento conclusivo è suddito del consumismo oligarchico. Occorre perciò contrapporre al potere illecito dell'economia, quello sano del Soggetto Pubblico con azioni forti e decise che tutelino i produttori, riducano al minimo i passaggi intermedi e le infiltrazioni malavitose sviluppino processi di filiera corta e controllata, perseguano percorsi di educazione alimentare verso lo stagionale ed il  biologico, creando e sostenendo marchi di qualità locali garanti di qualità e tipicità.

            Una agricoltura elevata a vettore di reddito rinnovabile ed occupazione, ma non solo!  Si pensi alle opportunità derivanti a territorio ed ambiente. Si valuti l'azione di monitoraggio, protezione e salvaguardia che il presidio costante e la capacità del saper coltivare i terreni, specialmente quelli collinari o marginali,  può esercitare sulla corretta regimazione delle acque, si provi a valutare e capitalizzare il beneficio della pulizia degli alvei, la prevenzione del rischio da incendio, il mantenimento delle biodiversità di flora e fauna ed il recupero di varietà autoctone che stanno scomparendo progressivamente. Si pensi anche a nuove prospettive di lavoro nel settore, non solo imprenditori agricoli ma botanici, zoologi, agronomi, addetti alla manutenzione ed al controllo del territorio ai vari livelli di professionalità richiesti. Si pensi infine anche all'opportunità di tipo didattico e turistico da sviluppare ed integrare in forma seria e coerente sul settore agroalimentare.

 

                                                                                                                      PCI Umbria

                                                                                                          Settore Agricoltura e Territorio

 
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