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 @ All Right Reserved 2021

Tardo capitalismo e diritto alla salute

14/04/2021 22:48

Carlo Romagnoli

Sanità,

Tardo capitalismo e diritto alla salute

Chi si accinge al necessario compito di produrre organizzazione comunista nel tardocapitalismo deve in primo luogo liberarsi dalla narrazione ampiamente diffuso


 Chi si accinge al necessario compito di produrre organizzazione comunista nel tardocapitalismo deve in primo luogo liberarsi dalla narrazione ampiamente diffuso dalla classe predatrice per cui il comunismo sarebbe una formazione sociale superata dall'evoluzione storica, assumendo che quelle che sono state le sue prime manifestazioni concrete siano la sola ed obbligata forma in cui la liberazione della societa' dallo sfruttamento puo' realizzarsi. 

 Narrazione viziata da conflitto di interesse se solo ci si sforza di osservare la realta'  inforcando le lenti dell'approccio materialistico, vedendo cosi' che la lotta di classe produce, in ogni specifica fase storica, forme aggiornate di soggettivita' che esprimono rifiuto dello sfruttamento e programmi adatti alla fase storica.

 

 In queste poche righe cerchero' di documentare cosa accade nella dialettica tra sfruttati e sfruttatori nel settore specifico del diritto alla salute, seguendo, con tutta modestia, l'approccio trontiano di “Operai e capitale”, per cui sono le lotte del “lavoro vivo” che producono innovazione sociale e diritti, mentre il capitale e' impegnato in una continua rincorsa volta a catturare / predare  il valore che il lavoro vivo incessantemente produce. In questa prospettiva la salute e' un bisogno storicamente determinato dal complesso delle lotte che vedono cooperare qui ed ora il lavoro vivo.

 

 Allora cosa ci dicono, senza andare troppo lontano, le lotte in atto nella nostra Regione?

 

# C'e' indubbiamente un settore in cui siamo usciti dalla difensiva, produciamo contropotere e progettualita' “comune” ed e' quello delle lotte contro l'estrattivismo. 

 E' infatti agevole constatare come le lotte ambientali nascano oggi dalle pratiche affermative di settori di lavoro cognitivo volte a garantire condizioni ambientali valide per tutta la societa' grazie al bagaglio di saperi che il corpo sociale ha acquisito come base necessaria per garantire la qualita' della vita e dell'ambiente: colpisce in primo luogo la ricchezza che la visione sistemica del reale da alle lotte del lavoro vivo cognitivo, rispetto alla pochezza delle posizioni dei predatori, ben sintetizzate nella posizione di Confindustria Regionale per cui in Umbria, cosi come a Terni (dove c'e' un Sito di Interesse Nazionale) o a Gubbio (una citta tra due cementifici) o ad Assisi (dove vicino al Lyrich c'e' una fonderia) o a Perugia Pontevalleceppi (dove alla installazione di una distilleria ha fatto seguito la deviazione della Ferrovia Centrale Umbra ma non un adeguato progetto urbanistico) l'inquinamento dell'aria dipende dalla legna bruciata nei caminetti delle abitazioni.

 Il complesso delle evidenze assunto dalle lotte ambientali mette sulla difensiva colossi della predazione ambientale come i cementieri umbri, costretti a fare i salti mortali per cercare di ottenere l'autorizzazione a bruciare Combustibile solido secondario nei loro cementifici, mentre le lotte hanno la capacita di far emergere sia i conflitti di interesse nel personale politico della destra che oggi guida la Regione, sia le politiche di servizio al privato da parte di settori dell'amministrazione pubblica. 

 Del pari le basi scientifiche che sostengono il rifiuto di far predare il bene comune aria, tra gli altri, sono cosi solide da essere assunte anche dal Dipartimento di prevenzione della ASL. 

 Il che significa che non solo si e' capito che “il pubblico” e' tale non per vocazione ma per la capacita delle lotte di sottrarlo alle gestione padronale ma anche che le posizioni critiche verso l'estrattivismo hanno una base scientifica ampia e comune a settori di lavoratori cognitivi della sanità, che ne ricosnoscono la validita e sollecitati dalle lotte “ripubblicizzano” l'azione dei servizi di prevenzione dopo decenni di egemonia neoliberista. Uscendo dal tira e molla delle “tragicomiche conquiste immediate” di marxiana memoria, le lotte ambientali del lavoro vivo producono programmi sulla gestione comune di  aria, acqua e suolo: in questo quadro, un dispositivo che si chiama ecodistretto, ha avuto una recente rappresentazione in una monografia sui modelli di prevenzione primaria territoriale pubblicata da una  rivista universitaria come Sistema salute (figlia non nostalgica della autorevole Scuola Umbra di Sanità Pubblica) e si afferma in processi reali che contendono all'estrattivismo significativi ambiti territoriali come l'Alto Chiascio (dove per la prima volta una amministrazione comunale lavora per la gestione comune di aria, acqua e suolo e dove un processo apparentemente astratto come l'audit sulla gestione comune delle matrici produce oltre 23.000 – ventitremila – visualizzazioni, piu di quanto faccia la mai troppo rispettata Festa dei Ceri), il Ternano, la porzione del Perugino che si trova intorno alla discarica di Borgogiglione, dove si lavora per bloccare le pratiche predatrici degli estrattivisti locali e si producono anche stime delle esternalita' negative comportate da tali pratiche nella prospettiva di chidere il conto ai predatori.

 

## C'e' poi un settore dove iniziamo a riprendere l'iniziativa, quello del comando politico esercitato sul nostro Servizio Sanitario regionale, che ha dovuto subire oltre ai tagli alle risorse volute dal blocco sociale bypartisan neoliberista ( PD + destra) dal 1992 al 2017 anche l'onta di Concorsopoli, che ha visto il sedicente centro sinistra farsi scoprire con le mani nel sacco della gestione proprietaria del SSN: niente di paragonabile sul piano quantitativo a quanto combinato da Formigoni in Lombardia, certamente fatti amplificati quanto si vuole dal Corriere dell'Umbria passato nelle mani di un Angelucci che non nasconde la volonta di metter le mani sul nostro SSR, ma indicativo del compiuto tramonto dell'etica fordista proprio nel soggetto sociale che ha prodotto contropotere in Umbria dagli anni 60 fino alla fine del secolo breve: alla sconfitta di quel soggetto non poteva non far seguito un progressivo indebolimento della sovrastruttura politica, che oggi serve a poco tormentare con richiami alle glorie ed agli onori del tempo che fu.  

 A Perugia il 27 marzo l'opposizione sociale alla gestione proprietaria del SSR ha preso la consistenza di una bella e partecipata  manifestazione di piazza organizzata da precari cognitivi, esposti involontari, giovani comunisti, movimenti locali che difendono l'ospedale come parte imprescindibile del diritto alla salute come fa Casarossa di Spoleto, forze sociali che praticano su scala consistente mutualismo in alcuni quartieri popolari a Perugia ed a Terni, potremmo chiamarlo l'operaio sociale post fordista, non per fare  i “negriani” ma per indicare la capacita del lavoro vivo di produrre lotte per i propri bisogni a partire dalle nuove figure sociali, con le quali occorre saper interagire.

 Certo qui il lavoro da fare e' tanto, ma almeno si incomincia a vedere quella luce in fondo al tunnel che non sarebbe comparsa per effetto dei cascami della sinistra novecentesca. O no?

 

 ### Poi, certo, ci sono eventi come la gestione sanitaria della pandemia in cui subiamo pesantemente le sciagurate iniziative del comando tardocapitalista e possiamo al momento fornire solo una tragica giaculatoria delle cose che non vanno: 

- la alterazione dell'omeostasi tra uomo e ambiente che determina accanto a crisi climatica ed ambientale le condizioni per i salti di specie di virus, oltre alla crisi climatico ambientale;

- le plurime responsabilita di Assolombarda in tandem con Confidustria nazionale per il mancato contenimento della pandemia nel febbraio-marzo  2020 pur di tenere aperte le fabbriche (che non funzionano con il lavoro a distanza), il che ha causato record mondiali di morti e un estenuante lock down a fisarmonica in cui siamo privati in un processo di spoliazione - crescente e del tutto inefficace -  di molte liberta civili ed associative e lasciati liberi solo di andare a lavorare ed infettarci;

- la drammatica questione di vaccini in cui emerge, monumentale, sia la controproduttivita' sociale dell'affidare la ricerca ai gruppi privati che l'uso privato delle istituzioni pubbliche – dalla UE al Governo italiano a quello regionale verde nero – da parte di multinazionali che impongono per proprie strategie di mercato (si offrono come per il diabete o l'ipertensione, cure cronicizzanti, mai risolutive, in modo da obbligare i clienti a futuri acquisti) terapie geniche sperimentali dai prezzi consistenti, dagli effetti a lungo termine sconosciuti, in quantita' di molto inferiori a quanto previsto nei contratti perche' se sul mercato qualcuno offre di piu (come hanno fatto i governi suprematisti di USA, UK e Israele) chi offre di meno deve accontentarsi.

- come se non bastasse a tutto ci si aggiunge l'incapacita gestionale della Giunta Verde Nera in Umbria, che, affetta dalle celebri carenze cognitive della classe media disagiata, non ha appreso molto da quanto accaduto nella prima ondata epidemica del 2020 (in cui fino a settembre in Umbria c'erano stati “solo” cento morti e pochi contagiati) per prepararsi alla seconda ondata autunnale, dove il SSN guidato da dirigenti di fede leghista e accento veneto, ha registrato una catastrofe sanitaria, con tassi di contagio e di mortalita' pari ed in molti periodi superiori a quelli nazionali.

 Anche in questo settore non mancano le lotte, come abbiamo visto con la battaglia volta ad abolire il diritto di proprieta intellettuale sui vaccini, una richiesta che tutto il mondo occidentale ed atlantico ha rifiutato in nome del diritto allo sfruttamento: al momento queste lotte risultano ingabbiate dalla cupola di ferro del comando di multinazionali, USA, UK, Ue e Stato Italiano  che ne impedisce lo sviluppo e continua a produrre centinaia di morti al giorno.

 

 Nel complesso il tardocapitalismo dovendo valorizzare una quantita eccedente di capitale aggiunge allo sfruttamento in fabbrica, l'estrattivismo con cui mette a valore vita e natura ma deve fare fronte ad una serie di multipli fallimenti nelle dinamiche di mercato: su questa base lotte contro lo sfruttamento si intrecciano con lotte biopolitiche, in cui cioe' la vita si oppone al biopotere. 

 Assunto questo punto di vista, le lotte emergono nella loro potenza e nei loro limiti ed i temi su cui si sviluppano sono in ogni caso affrontati con proposte e visioni di gran lunga superiori allo squallore del trimestrale di cassa cui sono inchiodati agenti e funzionari del tardocapitalismo, impegnato in uno sforzo di resilienza pericoloso e capace solo di prolungarne l'agonia e con essa amplificare gli effetti negativi dei fallimenti del mercato, che sono l'elefante nella stanza.  

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