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Comprendere il divenire dello sfruttamento. 1) L’accumulazione per spoliazione secondo David Harvey

29/06/2021 22:06

Carlo Romagnoli

Lavoro e Sfruttamento,

Comprendere il divenire dello sfruttamento. 1) L’accumulazione per spoliazione secondo David Harvey

In un articolo precedentemente pubblicato su Nuova Umbria  abbiamo fatto il punto sui modi con cui oggi il capitale sfrutta lavoro, ambiente e vita pe

 

 

 

In un articolo precedentemente pubblicato su Nuova Umbria  abbiamo fatto il punto sui modi con cui oggi il capitale sfrutta lavoro, ambiente e vita per cercare di valorizzare la massa crescente di ricchezza che ci ha sottratto.

Dato che il Partito Comunista ha il fine di abolire lo sfruttamento, l’analisi e la comprensione delle sue forme attuali è di grande importanza.

A tal fine potrebbe essere utile approfondire il problema nel periodo estivo, leggendo testi di autori che hanno sviluppato recenti analisi al riguardo.

Senza la pretesa di esaurire la grande quantità di bibliografia disponibile, segnalo attraverso delle schede, tre testi che offrono approfondite analisi sul tema, chiedendo a lettrici e lettori di fornire a loro volta indicazioni su altri testi che a loro volta affrontano il problema.

I tre libri che ritengo utile segnalare – non perché condivida in tutto o in parte le proposte politiche che sviluppano, ma perché contengono analisi aggiornate delle modalità con cui oggi si realizza lo sfruttamento da parte dei capitalisti – sono:

- Cronache anticapitaliste, di David Harvey, Feltrinelli, aprile 2021, pp 236;

- Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri, di Shoshana Zubov. LUISS, ottobre 2019, pp 622.

- Operazioni del capitale, di Sandro Mezzadra e Brett Neison, Manifesto Libri, 2020, pp 415.

Per ognuno viene fornita una scheda con:

- foto copertina e indice

- brevi informazioni sull’autore

- di quale forma dello sfruttamento parla.

Scheda 1) Cronache anticapitaliste di David Harvey

# David W. Harvey (Gillingham, 31 ottobre 1935) è un geografo, antropologo, sociologo e politologo britannico. Si occupa di geografia, economia politica e geopolitica ed è attualmente professore di antropologia al Graduate Center of the City University of New York.

Il suo lavoro ha contribuito in larga misura ad innescare un dibattito politico, e in epoca più recente è stato accreditato come colui che ha ripreso le teorie e i metodi marxisti, per formulare un ampio ventaglio di critiche al capitalismo globale.

Principali opere:

- Social Justice and the City (1973);

- Limits to Capital (1982).

- La crisi della modernità (1989), uno dei testi fondamentali delle scienze sociali sul Postmodernismo. Secondo lo studioso, dagli anni

settanta l'occidente è passato da un modello di produzione fordista verso un modello postfordista, in cui il modo di produzione è dominato da forme di accumulazione flessibili, capaci di integrare, di mettere in rete modi, tempi e luoghi di produzione fra loro molto diversi, una mutazione del capitalismo, che diventa flessibile per sfuggire alla crisi riducendo il costo del lavoro e diminuendo il tempo che intercorre tra investimento e realizzazione del profitto.

- La guerra perpetua (2003)

- Rebel Cities (2012)

- Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo (2014)

- Marx, il capitale e la follia della ragione economica (2017).

## Nel testo Cronache anticapitaliste David Harvey fa il punto, con uno stile discorsivo e divulgativo, sulla situazione del capitalismo globale vista da una New York in piena pandemia (primavera 2020), intervenendo nei paragrafi centrali sul tema dell’accumulazione del capitale, al cui proposito approfondisce sia gli aspetti legati alla accumulazione primitiva o originaria, che quelli legati alla contemporaneità, dove il suo contributo è stato molto importante per definire le caratteristiche di una forma di sfruttamento particolare che definisce come accumulazione per spoliazione, come forma di accumulazione parallela allo sfruttamento del lavoro vivo nella produzione.

Come esempio di questa modalità di sfruttamento David Harvey racconta che durante la crisi immobiliare del 2008 molte persone negli Usa si sono trovate costrette a cedere il valore della loro casa per pignoramento e quindi a prezzi molto bassi. Una società di private equity come Blackstone che acquista le case pignorate a prezzi di svendita è diventata in breve tempo il proprietario di immobili più grande degli USA se non del mondo ed ora possiede migliaia e migliaia di abitazioni che affitta con margini di profitto elevati o rivende nei mercati dove il valore delle case è risalito notevolmente, tipo San Francisco o New York, con profitti enormi.

Ecco, siamo in presenza di un settore molto grande dell’economia che si sviluppa sulla base di un processo di accumulazione che non ha nulla a che fare con la produzione. Se si guarda con molta attenzione si vede che una grande quantità di ricchezza nella società viene accumulata e concentrata in questo modo.

L’accumulazione per spoliazione si realizza in molti altri modi: la gentrificazione, cioè l’espulsione dei poveri dalle zone storiche o dalle zone di pregio dei centri abitati dove poi si insediano ceti con redditi medio alti pagando le case a prezzi inaccessibili per i ceti meno abbienti, rappresenta un processo di espulsione significativo nelle aree urbane di tutto il mondo capitalista, con le popolazioni sfrattate che di solito sono costrette a vivere in remote periferie urbane, costringendole ad abbandonare i quartieri con buone condizioni di vita per vivere ai margini, affrontando ogni giorno lunghi viaggi per raggiungere il luogo di lavoro, mentre le società immobiliari realizzano grandi profitti.

Ma processi del genere non riguardano solo gli ambienti costruiti: se pensiamo al land grabbing, l’accaparramento di terre che avviene in tutta l’Africa e l’America Latina, vediamo come intere popolazioni che sono da sempre vissute nei territori possono divenire oggetto di accumulazione per spoliazione quando a possessori di grandi capitali viene permesso di investire ed acquistare tali territori per sviluppare monocolture, attività estrattive o accaparrarsi risorse naturali come l’acqua: i secondi, già ricchi, diventano ancora più ricchi mentre i primi, già poveri, vengono spogliati di ogni diritto, espulsi dalle loro terre e costretti ad emigrare nelle periferie urbane.

Molti altri modi per realizzare l’accumulazione per spoliazione vengono ogni giorno attivati dai capitalisti in cerca di occasioni per valorizzare la loro massa crescente di capitale: nelle situazioni in cui diritti sociali come la pensione o l’assistenza sanitaria dipendono dal welfare aziendale ogni crisi del mercato è buona per spingere i capitalisti a ridurre o annullare il godimento di tali diritti, riappropriandosi di quote di salario indiretto che prima permettevano ai lavoratori di avere migliori condizioni di vita.

Rinviando il lettore al testo completo, emerge che tutte queste forme di accumulazione che sono presenti adesso, non sono le stesse di quando Marx scriveva sulle origini del capitale, non sono simili all’accumulazione primitiva e riguardano valori che pur essendo già stati creati e distribuiti sotto il capitale che vengono redistribuiti in presenza di condizioni favorevoli per lo sfruttamento dalla massa della popolazione a grandi aziende o al 10% della popolazione.

Ecco perché dobbiamo fare molta attenzione anche a quella particolare forma di sfruttamento rappresentata dalla accumulazione per spoliazione.

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