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LA RIFORMA FISCALE

07/10/2021 21:02

Leonardo Caponi

Politica,

LA RIFORMA FISCALE

Il fatto che ci si avvii ad una riforma fiscale senza nemmeno pronunciare il nome di lotta all'evasione e all'elusione è...

Il fatto che ci si avvii ad una riforma fiscale senza nemmeno pronunciare il nome di lotta all'evasione e all'elusione è, in un Paese come l'Italia, una cosa incredibile e surreale. Viene così procrastinata, nelle intenzioni a questo punto all'infinito, la radicale ingiustizia di un sistema fiscale che grava per i due terzi e più sul lavoro dipendente, a parità di reddito con quello autonomo e che costituisce uno dei principali strumenti con cui lo stato trasferisce la ricchezza dai poveri ai ricchi. Ho dato un'occhiata alla legge delega approvata dal Consiglio dei Ministri, legge che, come so per esperienza, fatta di principi e indicazioni generali e generiche, si presterà poi a chissà quali marchingegni. Questa "riforma" è detestabile più per quello che non c'è che per quello che c'è. Ma andiamo per ordine. L'Europa l'ha escogitata e imposta non per bontà e giustizia, ma per uniformare il sistema fiscale di tutti i Paesi, al fine di modernizzarlo a vantaggio delle imprese ed evitare fenomeni di dumping fiscale nazionale in nome di una presunta e finta sacralità della concorrenza. Draghi la vuol utilizzare per alleggerire il carico fiscale sui "bottegai", cioè quella impresa commerciale, artigianale e industriale che ha occupato il campo, con la sua protesta, tutto il tempo della pandemia, senza naturalmente toccare la tassazione privilegiata per le grandi imprese, le speculazioni finanziarie e i patrimoni. Lo farà in parte scaricandone i costi sull'aumento dei prezzi e delle tariffe (vedi quelle che corrono in questi giorni) in parte a debito, rinunciando ad un aumento dell'introito fiscale che, dopo tutti i debiti che abbiamo contratto, sarebbe necessario, ben sapendo che il suo ammortamento, per le cose che ho scritto sopra, sarà accollato in massima parte al lavoro dipendente. La riforma del catasto, che in termini non punitivi per la piccola proprietà, potrebbe introdurre un ulteriore elemento di equità, viene rimandata, se mai si farà, al 2026. L'equità fiscale (parola anch'essa desaparecida) non è tra gli obiettivi della riforma, come non lo è una patrimoniale sui grandi profitti e le grandi ricchezze che sarebbe un elementare misura di buon senso per una situazione come quella italiana. Ma lor signori, dopo il virus, sono tornati ad erigere un feticcio al quale va subordinato tutto quanto: il profitto. Anche se da trenta anni si dimostra incapace di sviluppare il nostro Paese.

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