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IL FETICCIO DELLA CONCORRENZA

08/11/2021 18:59

Leonardo Caponi

Economia,

IL FETICCIO DELLA CONCORRENZA

Il feticcio, si legge nel vocabolario Treccani, è "il motivo di un culto o di un rispetto esclusivo, irragionevole e fanatico". Marx usò questo termine ...

   Il feticcio, si legge nel vocabolario Treccani, è "il motivo di un culto o di un rispetto esclusivo, irragionevole e fanatico". Marx usò questo termine in riferimento alla Merce nella sua teoria del feticismo nel rapporto tra di essa e il profitto. Oggi si può usare nei confronti della concorrenza, uno dei pilastri ideologici del sistema economico del libero mercato liberale e liberista. Il governo Draghi e il disegno dell'Italia che lui vuole instaurare, dimostrano che la concorrenza non esiste, come mai particolarmente nel nostro Paese, è esistita. La concorrenza, nell'ultimo disegno di legge del governo che porta questo nome, è in realtà lo strumento di una ulteriore, definitiva (e incredibile, visti i risultati che ci sono stati) spinta alla privatizzazione dei servizi pubblici locali. A Comuni, Province, Regioni viene fatto sostanzialmente obbligo, con le nuove più stringenti norme che sono state approvate, di dare in concessione alle imprese private tutte le loro funzioni e le attività di somministrazione di beni, servizi e assistenza ai cittadini. Questo obbligo vale, sostanzialmente, anche per quei servizi che, affidati a società municipali (come è stato per decenni a Perugia) hanno funzionato benissimo e con soddisfazione del pubblico. La norma è concepita non per far funzionare meglio i servizi, ma per far si che una nuova ingente mole di risorse sotto forma di assistenza, sia trasferita dal pubblico al privato. Ma quella che chiamano concorrenza si ferma qui. Non vale per tutti quei settori privati e autonomi che costituiscono il bacino elettorale della destra e del centrismo politico alla Pd. Alle lobby dei tassisti, dei gestori di spiagge e impianti turistici, termali e di altre strutture e beni pubblici, vengono prorogati e conservati i loro privilegi corporativi.

Ma soprattutto la concorrenza non esiste nei campi decisivi dell'economia e della produzione della ricchezza. Nel nostro Paese (e in Europa) è attualmente in atto un gigantesco processo di ristrutturazione "modernizzazione" del sistema industrial finanziario e dei mercati borsistici, nel quale lo Stato occupa un posto fondamentale di sostegno. Esso è presente a supporto in tutte le operazioni di compra vendita, fusioni, alleanze, ristrutturazione di banche, colossi industriali privati in tutti i campi, da quelli tradizionali e maturi a quelli delle nuove forme comunicative e web. Il governo si serve, per questo interventismo economico, del Ministero dell'Industria e, preferibilmente, della Cassa Depositi e Prestiti che, da vecchio ente di finanziamento dei Comuni, è diventata la più grande banca d'affari del nostro Paese. Non solo, come si dice, "mette i soldi", ma CDP svolge un ruolo di equilibrio e pacificazione tra le parti in causa impedendo scontri tra di loro e facendo in modo che, in barba appunto alla concorrenza, ciascuno abbia la sua parte. Inoltre la specializzazione principale di CDP è quella di riprendere imprese private decotte o sull'orlo del fallimento dando una congrua liquidazione alla vecchia proprietà (più danni ha fatto e maggiore è il premio), risanarle (anche licenziando dipendenti) e poi cederle e svenderle al nuovo privato di turno. Se lo Stato uscisse dagli affari, il capitalismo cadrebbe come una pera cotta, come ha minacciato più volte di fare.

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