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FRAMMENTI DEL RICORDO DELL'11 SETTEMBRE '73

11/09/2022 13:03

Leonardo Caponi

Politica internazionale,

FRAMMENTI DEL RICORDO DELL'11 SETTEMBRE '73

Il golpe militare in Cile, poche ore dopo il suo compimento, fu oggetto, come avvenne nel Partito in tutta Italia,...

Il golpe militare in Cile, poche ore dopo il suo compimento, fu oggetto, come avvenne nel Partito in tutta Italia, di una drammatica riunione del Direttivo della Federazione di Perugia. Si confrontarono due linee: quella della maggioranza berlingueriana che attribuiva l'accaduto alla "divisione delle forze popolari" (che poi fu all'origine alcuni mesi dopo dei famosi tre articoli che "lanciarono" il "Compromesso Storico") e quella degli ingraiani e di noi filosovietici, i quali sostenevano che i compagni cileni avrebbero dovuto chiamare il popolo all'insurrezione armata quando ormai diveniva chiaro che non sarebbe stata possibile una lotta sul terreno democratico. La reazione aveva precipitato il Cile nel caos; una strategia della tensione da far impallidire quella italiana, della quale l'ultimo atto fu lo sciopero dei camionisti che bloccarono i trasporti e i rifornimenti del Paese. Mi ricordo che, in una successiva riunione, Ferdinando di Giulio (chi se lo ricorda, membro autorevole della Direzione) mi rispose che la lotta armata aveva fatto fallimento in tutta l'America Latina, cosa non vera poiché almeno a Cuba aveva vinto. La Democrazia Cristiana cilena e i centristi, col loro né aderire, né sabotare, furono sostanzialmente complici del golpe. Gli Stati Uniti, che ipocritamente tentarono di tirarsi fuori, apparvero subito come gli ispiratori e sostenitori di Pinochet. Il giorno dopo il pronunciamento militare, mentre ancora nel Paese era in corso un tentativo di resistenza pagato con la morte dal Presidente Allende, e mentre eravamo di fronte al Turreno che era diventato una sorta di nostro presidio permanente, si diffuse la notizia, che ci riempi di trepido entusiasmo, che una colonna di minatori del nord del Paese, si era mossa verso la capitale a sostegno del legittimo governo. Fu una speranza bella, ma vana. Furono giorni incredibili di mobilitazione e passione, nel senso dell'ideale e della pena, mentre le crude immagini televisive in bianco e nero mostravano lo stadio di Santiago che si riempiva di migliaia di compagni e antifascisti rastrellati e rinchiusi e mentre si temeva per la sorte del glorioso segretario del Pcc, Luis Corvalan. Ci fu anche un grande movimento istituzionale di solidarietà e partecipazione al Cile violentato, con riunioni di tutte le assemblee elettive e dibattiti infuocati in un ambiente egemonizzato dalla sinistra. L'Umbria si avviò subito a diventare un punto di osservazione speciale sul dramma cileno. Perugia si candidò ad ospitare e e poi ospitò compagni profughi e antifascisti, sfuggiti alla reazione. Ricordo, con piacere e affetto, tra gli altri, Juan Barattini (che, prendendosi la rivincita sui sui suoi persecutori, divenne ministro alla cultura in uno dei primi governi democratici) e sua moglie Marta Contreras, che era una nota e apprezzata cantante cilena. Li portavamo in giro, come la Madonna di Lourdes, a parlare e cantare nelle sezioni e alle Feste de l'Unità. Più volte vennero in Umbria e a Perugia, gli Intillimani e tutte queste presenze crearono quello straordinario clima internazionalista e ideale che trasformò una sconfitta in una nuova speranza.

Infine mi piace ricordare uno dei più bei comizi ai quali ho assistito in vita mia. Lo tenne Luis Guastalvino, membro in esilio della Direzione del Pcc, in una Sala dei Notari piena fino all'inverosimile. Guastalvino cominciò col traduttore, ma poi chiese alla platea se poteva parlare in spagnolo. Gli rispondemmo di sì e tenne un discorso memorabile pieno di passione ed enfasi. Ricordò la "bandera rocha, como el sangre del pueblo chileno" in un tripudio di entusiasmo e volontà di lotta. Ho sempre pensato che, se c'avessero dato i fucili, saremmo stati pronti a fare la Rivoluzione in quel momento. Guastalvino fu presentato da Pietro Conti, Presidente della Regione. Prima di cominciare venne a chiedermi di ricordagli il nome di quel prete rivoluzionario che avevo citato alla riunione del Direttivo, Don Camillo Torres. Io che ero un tapino di fronte al grande Conti, mi sentii orgoglioso di averglielo detto...Mamma mia, quanto tempo è passato...

 

 

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