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LA GIUSTIZIA DI CORSA

11/07/2021 06:51

Redazione

Politica,

LA GIUSTIZIA DI CORSA

Quella approvata dal governo, secondo me, non è la Riforma della Giustizia; è un provvedimento d'urgenza volto a soddisfare la richiesta (imposizione)

 

Quella approvata dal governo, secondo me, non è la Riforma della Giustizia; è un provvedimento d'urgenza volto a soddisfare la richiesta (imposizione) dell'Europa e di Confindustria di accelerare i tempi delle indagini e dei processi al fine di non mettere intralci alla nuova epoca d'oro degli affari, liberando l'impresa privata da uno dei sedicenti lacci e lacciuoli che la ostacolerebbero. Ora, sia chiaro, io credo che accelerare i tempi della giustizia, oggi intollerabilmente lunghi e disumani, sia una cosa sacrosanta e urgentissima. Penso che i processi infiniti colpiscano tutte le persone, ma di più i cittadini normali che, in caso di innocenza, corrono il rischio, più dei ricchi e dei potenti, di essere stritolati da una macchina che, si può rivelare infernale. Per questo la prescrizione va mantenuta. Ma penso che le misure approvate dal governo eludano nodi fondamentali e decisivi come la riforma della Magistratura e il riposizionamento in ambiti di correttezza istituzionale e costituzionale del rapporto tra giustizia e politica, oggi fortemente sbilanciato a favore della prima anche in virtù della pavidità e dei suicidi opportunismi del sistema politico. Io credo che non sia possibile che l'ANM divenga di fatto un partito che, con appelli e proclami istituzionalmente irrituali, irrompa nell'agone politico per condizionare le decisioni del Governo e del Parlamento; penso che occorra imporre (rimanendo nella sfera dell'autonomia) un limite al regime correntizio e spartitorio nel CSM e nell'organizzazione interna dei giudici. Penso che vada in qualche modo affrontato il tema della responsabilità civile perchè non è tollerabile che una persona abbia la vita rovinata (dopo anni e anni di calvario in attesa del giudizio) senza nessun risarcimento o almeno senza una graduatoria oggettiva di merito dei giudici che ne condizioni gli avanzamenti di carriera. Penso che, come nodo assolutamente decisivo, vada imposto un obbligo, almeno temporale, ai magistrati a non candidarsi a cariche politiche e istituzionale e a non partecipare a forme comunicative diverse da quelle ufficiali e anonime del loro Ufficio di appartenenza. C'è poi il grande tema degli ingenti investimenti in sedi, personale, digitalizzazione, strumenti per la giustizia, investimenti che, nel PNRR, non ci sono. E ci sarebbe da mettere in testa a tutto, come misura a prevalente vantaggio dei ceti medio bassi, la riduzione delle spese legali e processuali che sono quelle che rendono la giustizia non uguale per tutti.

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