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BERLINGUER

13/06/2022 11:43

Leonardo Caponi

Politica,

BERLINGUER

Io credo che l'eredità di Berlinguer sia di tutti e di nessuno. Appartiene a tutto il popolo italiano (a chi lo vuole naturalmente) per lo straordinario...

Io credo che l'eredità di Berlinguer sia di tutti e di nessuno. Appartiene a tutto il popolo italiano (a chi lo vuole naturalmente) per lo straordinario massaggio di onestà, coerenza, popolarità, attaccamento a una politica d'altri tempi, rigorosa e disinteressata e al grande valore di una nuova società fondata sull'emancipazione dei lavoratori e la giustizia sociale. Non appartiene a nessuno dei protagonisti del sistema politico attuale che è tutto il contrario di quello che si aspettava Berlinguer. Personalmente ritengo che il suo lascito politico e ideale debba rimanere compreso nei confini della sua morte e dello scioglimento del Pci e che la sua idealità comunista debba essere di libero godimento. Non lo possiamo rivendicare noi che ci battemmo contro la sua politica di rottura dall'Urss, ma nemmeno quelli che sciolsero il Pci o quelli, fuori e dentro lo stesso Pci, che da una pretesa posizione di "sinistra" gli si opposero anch'essi.

Per quanto riguarda noi "filosovietici", ho tentato più volte di scrivere e dire che, in realtà, non ci sfuggivano i limiti dell'esperienza sovietica e l'esigenza di un suo rinnovamento. Abbiamo sempre contestato il fatto che la rottura con l'Urss non avvenisse nel quadro di una accentuazione della nostra opposizione interna, ma fosse concepita, nei fatti, come il permesso, agli americani ed alla Confindustria, di andare al governo. Avevamo ragione. Insieme agli ingraiani non condividemmo la strategia e la politica del compromesso storico che utilizzò il voto del '76, che fu un voto contro la Dc, per un accordo con la Dc che finì in una dolorosa sconfitta elettorale e chiamò poi il leader alla scelta, credo ormai tardiva, dell'alternativa di sinistra.

Ho visto, con un certo sollievo che Letta, nella commemorazione in Parlamento, ha usato una certa cautela nel mettere il Pd sulle spalle di Berlinguer. Io ho sempre contestato e ritengo infondata la tesi che il Pd o, anche prima, il Pds e i Ds siano stati il frutto di una evoluzione lineare dall'ultimo Pci. Credo che ci sia stata una soluzione di continuità (anzi più di una) e una mutazione genetica. Berlinguer ha vissuto da comunista ed è morto da comunista e niente può far trarre la conclusione che egli, se fosse vissuto, avrebbe cambiato nome, simbolo e radice sociale.

Io credo che i principali avversari di Berlinguer e quelli che lo fecero soffrire di più, furono i miglioristi, i quali, con l'atteggiamento di chi aspetta il cadavere che deve passare dal fiume ritenendo sogni irrealizzabili quegli degli ingraiani, ipotecarono la direzione del partito e quella di marcia. Napolitano, Lama, Macaluso e compagnia cantando, spingevano per un accordo subalterno con il Psi di Craxi che sarebbe dovuto diventare il segretario della nuova formazione socialdemocratica. Quello dei miglioristi fu un sabotaggio sordo e continuo. Gli fecero perdere il referendum sulla scala mobile che, vorrei ricordare, fu imposto da Berlinguer in un burrascoso colloquio con Lama al quale disse: "Se tu non sei d’accordo, convoco il Partito!". Ho usato parole gentili con Letta, ma credo che la considerazione di vicinanza tra Berlinguer e Napolitano non sia giusta, anzi, sia inaccettabile. Due stoffe del tutto diverse. Napolitano è uno che è arrivato a dire che, nell'immediato dopoguerra, il Pci avrebbe dovuto accettare la Nato (decretando così la sua fine immediata) e questo dà un'idea del personaggio che è stato.

Berlinguer è stato un cavaliere senza macchia. Ci piace ricordarlo così. Egli fa parte dell'Olimpo dell'Italia, ma anche dell'Olimpo dei comunisti.

 

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